Col turismo si fanno soldi a pacchi!

soldi soldi soldiCol turismo si fanno soldi a pacchi, questa è una falsa credenza, basti chiedere a un qualunque agente di viaggio o operatore nel turismo per sentire che non è proprio così; e non si tratta della lagna ecumenica da commerciante, è proprio così.

Eppure è un mercato fondamentale che genera lavoro e ricchezza, e viene considerato una delle chiavi per uscire dalla crisi. Quindi qualcuno dovrà pure guadagnare, ma chi? Vediamo di capirci qualcosa; non commettiamo l’errore di considerare la cultura come turismo, si tratta di due bisogni differenti, con modalità di ricerca e fruizione propri, è vero che chi è alla ricerca di cultura è pronto a viaggiare, ma è solo per una coincidenza che in quella fase è un turista, e si tratta di una microscopica nicchia di mercato che tra l’altro durante i viaggi non è disposta a spendere per servizi turistici (che non soddisfano il suo bisogno di cultura e che sono solo balzelli ai suoi occhi) mentre non batte ciglio per ogni spesa culturale. Si tratta comunque di una élite troppo ridotta per salvare la cultura (e men che meno il turismo). E’ anche vero che durante una vacanza, tra le attrattive secondarie ci sono musei ed eventi culturali, ma non sono la motivazione principale di viaggio, si tratta di sistemi per passare il tempo e per arricchire la propria vacanza.

Il turismo è un mercato nato per soddisfare alcuni dei più volatili bisogni umani, bisogni non primari (anche se importanti) quali il divertimento, la rigenerazione, il riposo, l’avventura ecc. Questi bisogni si possono riassumere in Love Live Learn (Ama, Vivi, Impara). Si tratta quindi di soddisfare un bisogno emotivo, di vivere esperienze.

Questa è la chiave del funzionamento del mercato turistico, l’offerta di esperienze. Per vivere queste esperienze si è disposti a pagare il prezzo di una vacanza. In quest’ottica allora ha senso il successo turistico di destinazioni con poca offerta culturale, se così non fosse, l’Italia e la Grecia avrebbero miliardi di visitatori l’anno che intaserebbero in code interminabili ogni museo o sito archeologico. Si spiega anche in questo modo il successo della vacanza al mare o in montagna, o addirittura delle crociere (vere prigioni luccicanti dove anche volendo cercare a fondo non si riescono a trovare grosse occasioni di arricchimento culturale).

La prima domanda da porsi è quindi quale esperienza io (operatore nel turismo) posso proporre al mio cliente?

Ma ancora prima, quale esperienza cerca il mio cliente?

Quelli che riescono a rispondere a queste domande e a proporre i relativi servizi sono quelli che hanno la possibilità di fare soldi a palate, gli altri forse sopravvivono combattendo con sconti e low cost.

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