BIT intesa come Borsa del turismo

Stand Liguria

Evento importantissimo, incontro del mercato.
Noi (TurismoFiandre) quest’anno non c’eravamo. Non per questioni snobbistiche, nemmeno per questioni di budget, semplicemente per una decisione strategica. Essere in fiera è importante, ma quanto costa? e soprattutto quanto rende?
I costi sproporzionati di una fiera non sono giustificati dalla redditività in termini di contatti e di visibilità verso il pubblico. Il problema è semplice, strutture fieristiche mastodontiche e impostazione commerciale antica che si raffrontano ad un mercato nuovo cambiato e non in crisi (se non per quegli operatori che non riescono ad evolvere).
Ricordo che le prime BIT che feci erano caratterizzate dalla raccolta di informazioni, kili e kili di carta raccolta in borse che puntualmente cedevano e straripavano a metà giornata. Poi sono arrivati i trolley, comode valige da viaggio e solidi raccoglitori di carta, allora il tutto aveva un senso, si trattava di approfittare della fiera per raccogliere informazioni, rafforzare i contatti esistenti e tesserne di nuovi. Si riusciva anche a parlare di business e a preparare accordi che venivano finalizzati nei giorni seguenti la fiera.
BIT era considerata tra le principali fiere europee, era a livello della WTM e della ITB, un vanto.
Poi i visitatori iniziano a crollare, in contemporanea la raccolta di materiale non era più fondamentale, e a fine fiera tonnellate di brochures venivano buttate al macero. Non si parlava più di business, non si tessevano più nuovi contatti ma si incontravano i contatti già creati… niente di nuovo.
Cosa stava succedendo?
Ovvio il nuovo media, il web, permetteva a tutti sia di avere tutte le informazioni necessarie (il pubblico quindi non aveva più necessità di venire in fiera) sia di creare nuovi contatti in modo rapido ed efficace. Ecco il crollo del concetto fiera, per lo meno come era stato impostato fino ad ora, crollo inesorabile che ha fatto registrare nell’ultima edizione una desolante assenza di espositori ed una perdita di un terzo dei visitatori.
Crollo delle fiere del turismo, crollo dei visitatori, crollo dei passeggeri per i tour operator, un vero disastro. Eppure la gente che va in vacanza aumenta, e regge la spesa globale italiana destinata alle vacanze (a fronte di un crollo a due cifre percentuali). L’errore è nell’approcciare il mercato, stiamo usando vecchi schemi, vecchie mentalità, proponiamo vecchi prodotti e vecchi servizi. Dobbiamo svecchiare, e soprattutto basta con la leggenda che tanto il turismo non paga e va avanti solo grazie alla passione di chi ci lavora.
Sarebbe forse il momento giusto per iniziare a fare le cose come si deve, con professionalità, riconoscendo e pagando le risorse (professionisti) che permettono di evolvere e crescere.
Siamo dentro una rivoluzione culturale, e rischiamo di soccombere o di migliorare, la scelta sta a noi.

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